Malattie professionali: cosa è cambiato?

Cala del 3% il numero di denunce di malattie professionali nel nostro Paese. Il dato, riportato dal rapporto Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro- INAIL recentemente pubblicato, riguarda il periodo gennaio- ottobre 2010 e mette in correlazione l’analogo periodo del 2016.

Eppure, nonostante ciò, in alcune regioni d’Italia è stato registrato un considerevole aumento: + 12,7%in Basilicata + 12,6 in Campania + 10,6% nel Veneto. Per comprendere al meglio questo trend abbiamo intervistato Claudio Musumeci, direttore INAIL sede di Verona.

Direttore, per quale motivo aumentano le malattie professionali in Italia?
Nonostante il calo registrato negli ultimi mesi, è necessario ribadire che il numero di denunce di malattie professionali nell’ultimo quinquennio è notevolmente aumentato. La motivazione non va ricercata in un improvviso peggioramento delle condizioni di salubrità negli ambienti di lavoro, quanto piuttosto in tre fattori: l’emersione delle malattie perdute, l’inserimento delle malattie muscolo-scheletriche nelle nuove tabelle di malattie professionali, le denunce plurime.
Per quanto riguarda l’emersione delle malattie perdute, i dati sulle malattie professionali hanno sofferto in passato di una storica sottovalutazione dovuta a vari motivi tra cui: i lunghi periodi di latenza di molte patologie, le difficoltà di individuazione e di accertamento del nesso causale, una certa tendenza alla sottodenuncia da parte dei lavoratori interessati. L’aumento delle denunce negli ultimi anni è da ricondurre pertanto, sia alla maggiore consapevolezza raggiunta da lavoratori e datori di lavoro, che alle numerose iniziative di formazione/informazione intraprese da medici Inail, istituzioni e organizzazioni interessate al fenomeno, quali: parti sociali, medici di famiglia, patronati, enti di ricerca etc.

In relazione al secondo fattore, ossia l’inserimento delle malattie muscolo-scheletriche nelle nuove tabelle di malattie professionali, il Decreto Ministeriale del 9 aprile 2008 ha aggiornato l’elenco delle malattie professionali che godono della presunzione legale d’origine, inserendo in esso, tra l’altro, le malattie muscolo-scheletriche causate da sovraccarico biomeccanico. Tali patologie, già da tempo le più denunciate a livello europeo, sono ultimamente diventate la prima causa di malattie professionali anche in Italia. Invero, tendinite, affezioni dei dischi invertebrali ecc. hanno superato, nella graduatoria delle tecnopatie storiche italiane, l’ipoacusia, le malattie respiratorie e quelle cutanee, affermandosi come il rischio più frequente di tecnopatie. L’inserimento nella tabella ne ha sicuramente agevolato l’istruttoria per il riconoscimento sul piano probatorio, determinando così un più massiccio ricorso alla tutela assicurativa, come era peraltro nella ratio del legislatore.

Infine, per quanto riguarda le denunce plurime, lo stesso Decreto, nel definire le malattie professionali abbandona la generica dicitura “malattia da agente patogeno” per specificare in modo dettagliato la denominazione della patologia tabellata. Nell’ultimo quinquennio l’aumento delle denunce ‘plurime’ ha inciso sul conteggio complessivo dei casi. Nel 2016, nella gestione Industria e Servizi, le circa 47 mila denunce presentate hanno riguardato 35 mila lavoratori (quindi le denunce plurime hanno inciso nell’ordine del 34%) quando nel 2012 il rapporto è stato di poco più di 38mila casi rispetto a circa 30 mila lavoratori (26%). Nella gestione agricola il contributo delle ‘plurime’ è stata ancora più marcata: 7.720 casi denunciati su 5.424 lavoratori nel 2012 (42%) e 12.565 casi su 9.307 lavoratori (35%) anche se in controtendenza nel corso del quinquennio.

E per ciò che concerne le malattie professionali di natura psichica?
Bisogna dire che queste meritano una considerazione a parte. Gli effetti che sono stati prodotti sul mondo del lavoro a causa del protrarsi della crisi economica che appare sistemica, più che congiunturale, hanno contribuito ad innescare in alcuni lavoratori disagi e malesseri sfociati in taluni casi in vere e proprie malattie, definibili sinteticamente come ‘disturbi psichici da stress lavoro-correlato’. Invero, ild.lgs. N.81/2008 e le successive modifiche e integrazioni, hanno previsto la valutazione di tale stress da parte dei datori di lavoro e la circ. del 18 novembre 2010 del Ministero del Lavoro ha fornito le indicazioni metodologiche per la valutazione dello stress lavoro-correlato negli ambienti di lavoro.

Le denunce pervenute all’Inail, sono da considerare comunque sottostimate sia perché è difficile distinguere, in fase di denuncia e prima codifica, la specifica patologia psichica, sia per il confronto con quanto registrato a tal riguardo da altri organismi e osservatori. Dai dati della tabella nazionale si evince che le denunce per disturbi psichici da stress lavoro -correlato sono state circa 600 l’anno con una leggera contrazione nell’ultimo anno.

Parliamo di amianto e asbestosi in Veneto. Sono ancora tante le denunce a tal riguardo?
L’incremento delle denunce di tumore e di malattie da asbesto è stato costante negli anni. Tuttavia, sebbene i tumori professionali -compresi quelli da asbesto – siano la principale causa di morte per malattia tra i lavoratori, si ritiene che le cifre siano sottostimate per vari motivi: mancate denunce dovute alla difficoltà di riscontro del mezzo causale e scarsa consapevolezza della natura professionale di molti tumori. Quelli denunciati nell’ultimo quinquennio, fino a poco più 3.000 casi nel 2014 e per fortuna in leggero decremento nell’ultimo biennio: per lo più sono legati ai polmoni, alla pleura e alla vescica.

 

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