Una giornata particolare

 

“Cara Alessia – scriveva Cinzia dell’Associazione Amici senza barriere in seguito alla proiezione del documentario – ci farebbe piacere invitarti a pranzo per farti conoscere i nostri ragazzi. Ci sarai?”

Ovviamente, non posso rinunciare a questo invito! Però, è anche vero che non è affatto semplice arrivare in un posto, sedersi a tavola in compagnia di venti persone sapendo di non conoscere nessuno. Ok, Cinzia e il marito Roberto sono volti noti: li avevo incrociati a metà settembre in occasione di una riunione precedente all’evento del 27 settembre ma, è anche vero che, abbiamo speso solo pochi minuti per conoscerci.
Penso a questo mentre mi appresto a suonare il campanello. Penso anche che sono leggermente in ritardo, storia di una vita a dir la verità.

Cinzia risponde al citofono e mi accoglie sull’uscio della porta invitandomi ad accomodarmi in soggiorno. Entro e mentre mi avvicino al salotto mi accorgo che la vista è a dir poco meravigliosa. Dietro le grandi vetrate intravedo il lento scorrere dell’Adige che riflette il sole. Davanti a me una lunga tavolata di persone che attendono di mangiare e mi scrutano. Prima di dare inizio al banchetto tento di presentarmi con tutti i commensali. Dopo pochi secondi temo di dimenticare i loro nomi anche se, a distanza di giorni, in realtà, sono ancora scolpiti nei miei ricordi.

Piero, il marito di Emanuela, interviene per primo.
“Ma io ti ho vista in TV” dice e mi sorride. Poi arriva Roberta, che scopro essere la mia vicina di casa, Katia che scioglie il ghiaccio dichiarandosi felice a causa della mia presenza e Claudia che mi osserva timorosa spalancando i suoi occhi color del mare. E poi c’è Danilo che è una forza della natura e un rubacuori seriale. Divertente e irriverente allo stesso tempo, non si prende sul serio e bastano pochi minuti per conoscere vita, morte e miracoli. La sua allegria è contagiosa e capisco subito perché le donzelle gli girano attorno.

Mi siedo e Roberta mi presenta il suo compagno, Carlo mentre Andrea mi spiega tre modi diversi per raggiungere la sua abitazione. Il tempo scorre veloce mentre ci dedichiamo ai manicaretti cucinati da Giovanna e Angiolina, le due cuoche volontarie. Saltello da un posto all’altro per cercare di parlare con tutti.

Carlo gioca a carte facendo il solitario, Marco si riposa, Francesco fa il puzzle, la Presidente si occupa dell’amministrazione ed io mi assento per fumare una sigaretta (ahimè) e per raccogliere i pensieri.
Ho trascorso molte domeniche della mia vita in solitudine – a volte voluta e a volte forzata – visto il mio lungo esodo quinquennale verso altri Paesi del mondo. Qualche volta – in quegli anni- avrei voluto condividere il piacere di cucinare assieme ma questo non succedeva quasi mai, soprattutto all’inizio, quando non conoscevo nessuno in quel di Parigi, di Bruxelles o di San Jose. È una scelta coraggiosa quella di Amici senza barriere. Perché la domenica in Italia – ma anche all’estero – è pur sempre domenica e in pochi se la sentono di lasciare amici, parenti, fidanzati etc. per dedicarsi a chi quel giorno di solito lo trascorre da solo.
Ma gli Amici senza barriere erano lì, per condividere un po’ del loro tempo, una decisione che richiede una buona dose di pazienza.

“Paghiamo pegno per questa scelta” racconta Leda, “sicuramente, se ci incontrassimo di sabato, potremmo contare su più volontari ma noi non ce la sentiamo proprio di cambiare giorno”. Leda parla ed io non posso fare a meno di ripensare al film Ragazzo di campagna. C’è una scena in cui Angela, la protagonista, guida la macchina mentre Renato Pozzetto spera di non balzare fuori dal finestrino. La ragazza esterna i suoi sentimenti descrivendo le difficoltà di una donna in carriera annoverando, tra queste, la temibile domenica.
Visto che ci sono incollo il link della scena.

Ragazzo di campagna

“È la domenica che mi sento persa, devo muovermi, devo agire, devo correre. Il segreto è proprio quello non fermarsi mai perché se uno si ferma a meditare magari si domanda che ha fatto”.

Ecco, io non la penso esattamente come lei ma so che è così, e stare assieme è un ottimo modo per non incappare in malinconie tutt’altro che costruttive.
Devo dire la verità, faccio fatica a comprendere le persone che dicono “Eh sì, fa bene stare a contatto con i disabili/rifugiati/etc. perché questo aiuta a capire che siamo fortunati/s’impara a relativizzare etc”.
A dir la verità mi sembra piuttosto riduttivo come concetto e anche un po’ irrispettoso. Non si può stare con qualcuno solo per sentirsi più forti. A me piace stare in mezzo alle persone che hanno vissuto – o stanno vivendo delle difficoltà – perché trovo che con loro emerga ancora l’umanità, la voglia di stare assieme, senza ricevere nulla in cambio, senza fare nulla di speciale e senza uno scopo preciso. Ed è lì che crollano i filtri e le paure perché c’è qualcosa di più importante da festeggiare: la vita.
Ecco, concludo dicendo che, se avete voglia di provare tutto questo, vi consiglio di contattare l’associazione Amici senza barriere vi aprirà le porte e vi inserirà n questa piccola grande famiglia.

Alessia

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